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| (Epa) |
TOKYO - Un'altra giornata da incubo per le
Borse europee sulla
scia del tracollo di Wall Street e
del tonfo delle Borse asiatiche. I timori per la
tenuta dei mercati finanziari e la certezza che
l’economia mondiale stia cadendo in recessione
spingono gli investitori a vendere. E a nulla
sembrano servire le
rassicurazioni dei politici, incluso il premier
italiano Silvio Berlusconi, che però ha anche
accennato ad una possibile temporanea sospensione
dei mercati. Giovedì sera il Dow Jones ha
chiuso a -7,3%, tornando al livello dell’agosto
2003, anche a causa della fine del divieto delle
vendite allo scoperto, mentre venerdì mattina
Tokyo ha chiuso a -9,6%. Ora le attese sono
puntate su Washington, dove è attesa la riunione
dei G7. I mercati si attendono un’intesa per
iniziative comuni, dopo che nei giorni scorsi è
fallito il tentativo di arginare la crisi grazie
un taglio coordinato del tasso di sconto di mezzo
punto da parte delle principali Banche centrali
del mondo. Milano in pesantissimo rosso (è
arrivata a perdere più dell'8%). Attualmente il
Mibtel perde il 5,2% e l’S&P Mib il 5,56%,
poco meno delle altre Borse del Vecchio
Continente: Francoforte fa segnare -6,22%, Parigi
-5,95% e Londra a -5,54%.
Le vendite sono state generalizzate in Europa, ma
le perdite peggiori si concentrano sui bancari,
assicurativi, telecomunicazionie e utility. Il
settore che registra meno perdite è, invece,
quello dell'auto.

WALL STREET -
E l'effetto domino provocato dal calo
generalizzato dalle Borse fa sentire i suoi
effetti anche su Wall Street. Il Dow Jones apre in
calo dell'1,92%, mentre il Nasdaq cede il 2,88%.
Ma dopo poco il Dow Jones cominciava a crollare,
cedendo di schianto oltre 500 punti (-7,91%) e
portandosi sotto gli 8000 punti. Poi recuperava:
il Dow Jones faceva segnare +0,34%, l'S&P 500
+0,53% e il Nasdaq +0,85%. Tuttavia dopo
le parole di Bush che ha difeso il piano
del governo di sostegno contro la crisi e ha
aggiunto che «è grande abbastanza» per
funzionare il Dow Jones perde il 2,85%, l'S&P
500 il 2,49% e il Nasdaq l'1,78%.
TONFO DI
UNICREDIT - A Piazza Affari sono i titoli bancari
a sopportare le maggiori perdite. Sul
listino principale 39 dei 40 titoli hanno
registrato a lungo un passivo superiore al 3%. La
peggiore è Unicredit (-14,2% sospesa al ribasso),
seguita Intesa (-11,1%), da Ubi Banca (-9,8%),
Fastweb (-9,2%), Tenaris (-9,1%) e Telecom (-9%).
Molto male anche gli energetici che soffrono per i
nuovi ribassi del prezzo del greggio, in calo sui
timori per una recessione mondiale: Eni (-8,9%),
Enel (-7,5%) e Saipem (-7,4%). Sul generale a
picco Banca Italease (-10,5%), Erg (-9,8%) e Saras
(-9%).
In
controtendenza Mediaset che guadagna il 6%.
CONSOB STOP
ALLE VENDITE ALLO SCOPERTO - E per tentare
di arginare il crollo di Piazza Affari, la Consob
ha vietato tutte le vendite allo scoperto sui
titoli italiani presenti in Borsa, dopo che il
primo ottobre le aveva già messe al bando sui
titoli bancari e gli assicurativi. È quanto si
apprende da un comunicato della Commissione. Il
provvedimento, che ha efficacia a partire dalle 14
di oggi e fino alle 24 del 31 ottobre prossimo, fa
seguito alle misure già adottate dalla
Commissione il 22 settembre e il primo ottobre in
materia di vendite allo scoperto di titoli bancari
e assicurativi.
BOT - Il Tesoro nel frattempo comunica
che, «date le attuali circostanze di mercato e al
fine di accogliere la domanda aggiuntiva dei
risparmiatori italiani per i titoli di Stato
emersa nelle ultime giornate, il quantitativo
offerto venerdì in asta del Bot 3 mesi (scadenza
15/01/2009) viene innalzato da 4.000 a 6.000
milioni di euro. I Bot a 3 e 12 mesi assegnati dal
Tesoro registrano intanto rendimenti in drastico
calo e domanda sostenuta; quelli trimestrali sono
stati collocati con un rendimento lordo semplice
del 2,354% (-1,874 punti rispetto all'asta
precedente), ai minimi dall'ottobre del 2005. In
forte calo anche quelli annuali: il buono a 12
mesi ( che scade il 15/10/2009) è uscito con un
rendimento lordo del 3,062%, in flessione di 1,244
punti rispetto all'asta del mese precedente, ai
minimi da aprile 2006. Gli importi emessi, 6
miliardi per ciascuno dei due prestiti, sono stati
interamente assegnati a fronte di una domanda
11,982 miliardi per i trimestrali e 9,521 per gli
annuali.
EURIBOR - Calano intanto, anche se in
maniera contenuta, i tassi interbancari in euro.
L'Euribor a tre mesi è sceso infatti al 5,38% dal
precedente 5,39%, mentre quello ad un mese è
passato al 5,12% dal 5,13% ed infine l' Euribor ad
una settimana si è attestato sul 4,63% contro
4,79% precedente.
NIKKEI A -9,6% - A
condizionare negativamente le Piazze europee,
oltre a Wall Street, la seduta odierna delle Borse
asitiache. Tokyo in caduta libera, con
il Nikkei che ha chiuso a -9,6%: si tratta della
peggiore performance degli ultimi 21 anni. Durante
la seduta l'indice è è arrivato a perdere il
10,87% (-995,60 punti, a 8.161,89).
MAXI INIEZIONE DI LIQUIDITÀ - La Banca
del Giappone (Boj) ha annunciato un'ulteriore
iniezione di 3.500 miliardi di yen (26 miliardi di
euro) nel sistema bancario del Paese, per far
fronte alla mancanza di liquidità. La Boj aveva
già immesso in giornata 2.000 miliardi di yen (15
miliardi di euro) a seguito del crollo della Borsa
di Tokyo (oltre il -10%), per un totale di 41
miliardi di euro. È l'iniezione di liquidità più
ingente fatta dalla Boj in un solo giorno
dall'inizio della crisi finanziaria mondiale, ed
è il diciottesimo giorno consecutivo che la Banca
del Giappone interviene in questo modo sul
mercato. Il Giappone, quest'anno presidente di
turno del G8, è pronto inoltre a convocare una
riunione straordinaria del club delle grandi
potenze mondiali se nelle riunioni del G7 delle
finanze che si terrà in giornata a Washington non
emergeranno soluzioni per fare fronte alla crisi
dei mercati finanziari. Lo ha annunciato il
premier giapponese Taro Aso.
LE ALTRE PIAZZE - Tutti in territorio
negativo gli altri mercati asiatici. La Borsa di Sydney
ha chiuso la sessione odierna con una pesante
perdita, seguendo l’onda lunga del panico che
sta accompagnando la crisi finanziaria mondiale.
L’indice S&P/ASX 200 ha perso 360,2 punti,
pari all’8,34 per cento, scendendo a 3.960,7
punti, il suo più basso livello da cinque anni in
qua. Non va meglio per la Borsa di Manila,
che ha chiuso lasciando sul terreno l’8,3%.
Bombay ha aperto la seduta odierna con una perdita
del 7,9%. Anche in India, come in tutte le piazze
asiatiche - fa eccezione l’Indonesia che ha
sospeso le contrattazioni - prevale il panico per
la crisi finanziaria mondiale. Seduta pesante a Hong
Kong. L'indice Hang Seng ha chiuso in pesante
ribasso e ha lasciato sul terreno il 7,19% a
14.796 punti. Unica eccezione l’Indonesia: il
presidente della Borsa di Giacarta ha
dichiarato che le contrattazioni sono sospese a
tempo indeterminato «per evitare il panico» dopo
il nuovo crollo del Dow Jones. Le autorità
indonesiane prevedevano di riaprire il mercato
venerdì mattina, dopo averlo sospeso mercoledì.
Ma all’ultimo minuto i dirigenti hanno cambiato
idea dopo che le Borse asiatiche hanno registrato
crolli all’apertura. La Borsa di Shanghai ha
chiuso le contrattazioni con l'indice principale
in calo del 3,57% a quota 2000,57 punti.
MERCATO
DELL'AUTO - Se la crisi finanziaria sta
colpendo soprattutto banche ed assicurazionic'è
chi teme ora possa investire il mercato dell'auto
e portarlo un «collasso totale». E non solo in
riferimento al prevedibile crollo delle vendite di
automobili in Europa e Stati Uniti, ma anche al «drammatico»
rallentamento che subiranno i mercati finora
trainanti di Cina ed India. La previsione choc, la
più «tremenda» finora avanzata sul settore
auto, è di J.D.Power, uno degli istituti di
analisi più autorevoli al mondo. Già nel 2008,
secondo J.D.Power, le vendite in Europa dovrebbero
scendere rispetto al 2007 del 3,1%, ma solo grazie
alla buona performance dei paesi dell'est, perchè
nella sola Europa occidentale la stima è di un
calo del 7,5%. Negli Stati Uniti, invece, le
vendite di veicoli dovrebbero scendere nel 2008 a
13,6 milioni (contro i 16,15 milioni del 2007) e
nel 2009 a 13,2 milioni.
PETROLIO
- Intanto nei primi scambi a New York il petrolio
è sceso ai minimi di un anno sotto la soglia
degli 80 dollari al barile a New York. A pochi
minuti dall'inizio degli scambi a Nymex il greggio
viaggia a 79,59 dollari, in calo di ben sette
dollari. Sul barile pesano le previsioni del Fondo
monetario internazionale, secondo cui l'economia
mondiale è sull'orlo della recessione: ciò
avrebbe un impatto molto forte sulla domanda di
greggio.
LEHMAN-BROTHERS
- Il fallimento di Lehman Brothers pesa all'Italia
per 4,3 miliardi di euro: molto più dei crac
Cirio e Parmalat messi insieme. Lo denuncia il
deputato del Pd, componente della commissione
Bilancio della Camera, Francesco Boccia a seguito
della risposta del ministero dell'Economia alla
sua interpellanza sugli effetti del fallimento
della banca Lehman Brothers sulla finanza
nazionale. «I timori che avevamo sulle ricadute
del fallimento Lehman e sulle operazioni di
finanza creativa dell'ultimo decennio erano
fondati. Oggi, con grave ritardo, il Tesoro ha
fornito dati che confermano che le perdite dei
risparmiatori italiani nei confronti di Lehman
ammontano ad 1 miliardo 350 milioni ai quali si
aggiungono altre perdite per 450 milioni di euro
derivanti dai titoli in gestione patrimoniale e
quelli nel portafoglio dei fondi comuni. In totale
le perdite per i risparmiatori italiani ammontano
ad un miliardo e 800 milioni: una cifra enorme di
cui non si capisce ancora chi ne farà le spese nè
se il decreto 'salva banchè permetterà ai
risparmiatori di non veder intaccati i propri
risparmi. »I dati forniti oggi dal
sottosegretario Cosentino - prosegue Boccia -
destano ancora maggiore preoccupazione dal momento
che al miliardo e 800 milioni che ricade
direttamente sulle tasche dei risparmiatori si
deve aggiungere il valore delle polizze
index-linked per una esposizione pari a 1 miliardo
270 milioni e il miliardo 250 milioni derivante
dalle operazioni dello stesso tesoro (mark to
market negativo)». La perdita, sottolinea ancora
Boccia, «E' quindi di 4,3 miliardi e deriva
esclusivamente dal fallimento della Lehman
Brothers. Nulla sappiamo su quali altre banche
controparti del tesoro si trovano in situazioni a
rischio nè su quanta parte del debito pubblico
nazionale e degli enti locali è trattato con
prodotti derivati nelle mani di banche pericolanti».
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