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Brevi cenni di storia della musica.
Sull'origine della musica sono sorte
molte ipotesi, più o meno valide. Secondo Darwin,
il canto umano sarebbe cominciato nell'imitazione
dei versi degli animali: Rousseau ipotizzò invece
il tentativo di parlare su toni acuti. Per alcuni
studiosi la musica iniziò con il ritmo
dell'esecuzione dei lavori, mentre altri la
ritengono una naturale evoluzione della
comunicazione parlata. Normalmente si parla di
storia della musica intendendo solo quella
occidentale: anche se l'Occidente, ed in
particolare l'Europa, è stato un imponente
palcoscenico dello sviluppo musicale, non è
comunque possibile non considerare altre culture
musicali, come quella cinese e quella indiana, che
pur non spartendo con la nostra alcunché, sono
comunque arrivate ad un notevole grado di
complessità.
In queste pagine darò un brevissimo riassunto
della storia della musica occidentale,
dall'antichità agli sviluppi contemporanei: altre
culture verranno esaminate in seguito.
Musica primitiva Musica ebrea e romana Musica medioevale e del rinascimento Musica del classicismo Musica del periodo barocco Musica del periodo romantico Il nazionalismo Musica del XX secolo
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Musica primitiva
Con l'agricoltura iniziò il
declino del nomadismo ed alcune aree
privilegiate videro un primo sviluppo della
civiltàe della cultura: il fatto che una
parte della popolazione potesse risiedere
stabilmente in aree urbane diede un impulso
notevole alle attività creative dei popoli
antichi, anche nella musica: è qui che ha
inizio la musica antica.
La teoria musicale occidentale, risalente
ai greci antichi, ha attinto fortemente dai
popoli egiziani e della Mesopotamia: questi
conoscevano già gli intervalli consonanti
di quinta, quarta ed ottava, e ne facevano
il punto di partenza di diversi sistemi di
scale. Venne elaborato un sistema di
relazioni tra altezza delle note e lunghezza
delle corde (o dei flauti) necessaria per
produrre tali note, a prescindere dalle
relazioni matematiche alla base della
produzione del suono che poi sarebbero state
codificate da Pitagora.
Era quello un periodo in cui la visione
del mondo era comunque fortemente
condizionata da superstizioni e religioni: i
mesopotamici, ad esempio, adoravano i
pianeti e ritenevano che l'armonia tra uomo
ed universo fosse regolata dai numeri e si
rispecchiasse proprio nella musica.
Come già accennato, le basi della
moderna teoria musicale vennero stabilite
dai Greci, in particolare da Pitagora, che
studiò in Egitto ed anche in Mesopotamia.
L'antica Grecia.
Le origini della musica greca si
perdono nella mitologia dell'Età degli
eroi, iniziata con la separazione della
Grecia continentale da Creta, attorno al
1400 a.C.
Secondo la leggenda, la lira, il flauto
ed il flauto ad ancia furono inventati da
Ermes, Iagnis e Marsia, mentre il padre del
canto era Orfeo: al flautista Olimpo venne
attribuita l'introduzione delle melodie
tradizionali (nomoi).
Tra l'VIII ed il VII secolo a.C.
coesistettero tre tendenze musicali. Gli aedi,
o rapsodi, professionisti che cantavano le
gesta degli eroi e degli dei accompagnandosi
con il kitharis, una lira di grandi
dimensioni (il termine "lirica"
deriva dallo strumento usato proprio dagli
aedi): sui loro canti è basata l'Iliade
(850 a.C. circa), riconosciuta come il primo
grande poema epico della letteratura
occidentale. Successivamente gli aedi si
interessarono a temi di attualità o
popolari.
Nelle campagne la musica e la danza
avevano come protagonista principale la syrinx,
ossia il flauto di Pan, mentre il canto
corale accompagnava le cerimonie religiose e
quelle civili in generale.
Tra il VI ed il V secolo a.C. il teatro
classico raccolse la tradizione della
lirica, con autori del calibro di Eschilo,
Euripide ed Aristofane. Il coro che
accompagnava queste opere era rigorosamente
all'unisono. accompagnato eventualmente
dalla lira o dall'aulos (una specie
di flauto doppio): esso faceva da commento
alla rappresentazione, ma eseguiva anche la
danza, detta orchesis, stando nello
spazio davanti la scena (che per questo
venne detto orchestra). Il termine
assunse l'odierno significato durante le
prime esecuzioni di opere italiane, quando i
musicisti sedevano davanti al palcoscenico.
La musica (mousike = cultura
dell'intelletto) non era concepita dai greci
come attività indipendente, ma come nucleo
principale dell'educazione, assieme alla
cultura fisica: lo stesso Platone ne
sottolineò l'importanza educativa.
Le scale erano basate su gruppi di
quattro note di intonazione discendente,
detti tetracordi (quattro, come le
corde delle prime lire). La nota iniziale e
quella finale di ogni tetracordo formavano
un intervallo di quarta perfetto: le note
interne potevano essere alterate per formare
diversi tetracordi (genera). Le scale
di sette note, o harmoniai, erano
formate collegando tra loro due tetracordi
ed estese per coprire due ottave. Tra queste
era poi possibile scegliere scale d'ottave
diverse dette modi: il modo da un do
all'altro, ad esempio, corrispondeva
all'attuale scala di do maggiore.
Pitagora (come detto nella pagina degli
autori) trovò le relazioni numeriche tra la
frequenza dei suoni e la lunghezza di una
corda, includendo tutto questo nella sua
cosmologia: questo pensiero influì poi
profondamente nella cultura occidentale.
La musica suonata in quei tempi è andata
perduta, anche per la mancanza di una
notazione musicale (introdotta dopo il IV
secolo).
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Musica ebrea e romana.
Intorno al 2000 a.C. il popolo
Ebreo iniziò a distinguersi dagli altri
popoli semiti nomadi del Medio Oriente:
strumenti tipici di quel periodo erano il tabret
o tof (timpano), il 'ugab
(flauto), ed il kinnor (una lira di
piccole dimensioni). Strumenti riservati per
il culto erano lo shofar, un corno
d'ariete, la hazozra, una tromba, ed
il pa'amon, un sonaglio usato solo
dai sacerdoti.
Nel 1050 a.C. gli Ebrei avevano occupato la
Palestina: la loro cultura era stata
influenzata da Egitto, Mesopotamia, Fenicia
e da quella di altri popoli. Dopo la
diaspora (200 d.C.) il tempio perse il suo
significato di centro del culto, a favore
della sinagoga: i rabbini scoraggiarono la
musica profana e modificarono la struttura
di quella sacra, precedentemente
accompagnata da più strumenti (il kinnor,
un'arpa a dieci corde detta nevel e
talvolta le hazozra) ed ora solo dallo
shofar, basandosi sul canto solistico.
La musica degli antichi romani fu
influenzata dal popolo etrusco, da quello
greco e dai popoli medioorientali. La tuba
era una tromba etrusca dritta, in bronzo o
legno ricoperto di cuoio: altri strumenti
erano il cornu (un corno
semicircolare) e la buccina, un corno
animale. Nell'esercito la tuba era usata per
l'attacco e la ritirata, la buccina per i
turni di veglia.
Altri strumenti "importati"
erano l'aulos greco, ribattezzato tibia,
la zampogna, proveniente dal Medio Oriente,
e successivamente l'organo ad acqua (hydraulis).
Gli strumenti a corda comprendevano una
kithara ingrandita, vari tipi di arpe a più
corde, mentre le percussioni comprendevano
lo scabellum, una tavoletta battente
con dei cardini, il sistrum, cimbali,
tamburelli e campane.
La musica non aveva la connotazione
religiosa notata in altri popoli, essendo
trattata come parte della vita sociale, o
delle occasioni pubbliche come i
festeggiamenti: i musici professionisti
godevano di buona reputazione.
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Musica del medioevo e del rinascimento.
La musica occidentale iniziò il
suo sviluppo proprio in questo periodo di
oltre mille anni, ed ogni passo è stato
indubbiamente ricco di significati, non solo
nell'ottica della lenta preparazione per la
musica classica così come oggi è intesa.
La polifonia.
La polifonia vocale iniziò a
svilupparsi nel IX secolo e raggiunse la sua
vetta proprio nel Rinascimento. Polifonia
indica più voci che si muovono ciascuna
secondo una propria linea, creando così
degli intrecci tra le varie voci spesso
molto complesse: tutto questo molte volte si
contrappone alla concezione usuale della
musica vocale, comprendente una linea
prevalente che viene semplicemente
accompagnata dagli altri elementi. La
tecnica della polifonia è basata sul
contrappunto, l'antica tecnica di scrittura
in più parti che si adattano nota contro
nota, o appunto "punto contro
punto" (contra punctum).
Il canto liturgico fu il vero punto di
partenza per lo sviluppo della polifonia:
esso (canto piano) si componeva di una
singola linea melodica, cantata all'unisono,
senza accompagnamento strumentale. Il canto
gregoriano è il corpus di questi canti,
codificati nel VI sec. d.C. da Papa Gregorio
Magno.
La prima elaborazione del canto piano è
del IX secolo (o forse addirittura
antecedente), e partiva da un andamento
parallelo per intervalli di ottava, quinta e
quarta: venne chiamata "organum",
forse perché l'organo usava allora gli
stessi parallelismi. Sopra alla melodia (il
"cantus") successivamente venne
sovrapposta una voce libera e talvolta
improvvisata (il "discantus").
La composizione polifonica.
La prima forma di polifonia trovò il
massimo splendore nel XII sec. ed all'inizio
del XIII con la Scuola di Nôtre Dame: le
forme più importanti del periodo, oltre
all'organum già citato, furono il motetus
ed il conductus. Il motetus
(mottetto) era caratterizzato da una melodia
di canto piano, tenuta in note lunghe da una
voce appunto chiamata "tenor", cui
si aggiungevano altre parti, con un
andamento più veloce. Il conductus, più
semplice, faceva invece parte della musica
profana.
La notazione musicale.
Contemporaneo alla nascita della
polifonia fu lo sviluppo della notazione
musicale: per indicare le note, i greci
usavano infatti le lettere dell'alfabeto.
Boezio (470 - 525 circa) ne introdusse l'uso
nel primo Medioevo in Europa, mentre intorno
al VII secolo si cominciò ad usare il
sistema dei neumi, segni
corrispondenti a note o gruppi di note (vedi
anche la pagina sulla scrittura musicale).
Non veniva data però un'indicazione sugli
intervalli: nell'XI sec. fu il monaco
Benedettino Guido d'Arezzo a dare ad
ogni nota della scala un nome con una
sillaba, formando così la base del
solfeggio. Nel frattempo si sviluppò anche
il sistema del rigo musicale, e iniziarono
le prime variazioni nella forma delle note
così da indicarne il valore.
La polifonia del tardo Medioevo, a
partire dal teorico Marchetto da Padova,
venne detta Ars Nova, in
contrapposizione all'Ars Antiqua del
XII e XIII secolo: il contrappunto dei
compositori dell'Ars Nova raggiunse vette di
notevole complessità, con movimenti delle
voci più indipendenti rispetto al passato.
Il maggiore tra i maestri dell'Ars Nova fu
sicuramente Landino Francesco, della
prima metà del secolo XIV, eccellente
organista (cieco dalla nascita, fu chiamato
anche "Il cieco degli organi") e
compositore di molti madrigali e ballate.
Musica profana.
Nel Medioevo si assistè
all'esecuzione musicale anche fuori dalle
chiese: nacque la figura del jongleur,
che della musica e degli scherzi faceva
professione. Di livello maggiore erano i
jongleurs de geste, rivolti verso l'epica.
Al tempo, la società era profondamente
gerarchica: al massimo livello erano i
nobili, che già allora si dilettavano di
musica e belle arti. I troubadors
(trovatori, nella Provenza) o trouvères
(trovieri, nella Francia del Nord) erano
artisti girovaghi: essi trovavano (ossia
inventavano) parole e musica, spesso in
maniera molto raffinata, trattando di
cavalleria e di amor cortese, influenzando
profondamente la letteratura dell'epoca.
Migliaia sono le comnposizioni pervenuteci,
alcune addirittura in notazione musicale.
Nel loro lavoro venivano aiutati dai menestrelli,
che appunto "ministravano" un
supporto musicale, fino a che nel XIV secolo
questo nome passò ad indicare il musico
professionista.
I Minnesänger (cantori d'amore)
erano l'equivalente tedesco dei trovatori,
ovviamente con le dovute differenze
culturali. La loro arte vide il declino alla
fine del XIII secolo, e venne poi ripresa
del XIV dai Meistersinger (maestri
cantori) che erano artigiani o commercianti
di città, dunque estranei alle corti
nobili. Questi artisti erano riuniti in
corporazioni che prevedevano regole
estremamente rigide a riguardo della
composizione e dell'esecuzione dei canti.
Queste associazioni, che durarono circa tre
secoli, furono descritte da Wagner
nell'opera I maestri cantori di
Norimberga.
Gli strumenti del medioevo.
Per la chiesa dell'epoca tutti gli
strumenti, eccetto l'organo, erano pagani.
L'organo poteva assumere, per questo motivo,
moltissime dimensioni, dal piccolo organo
portativo a complessi come l'organo
dell'Abbazia di Winchester del X secolo,
dotato di 400 canne, o gli organi presenti
in abbondanza nelle più importanti chiese
romane.
Nel medioevo la musica era principalmente
vocale: nella musica profana erano comunque
molti gli strumenti usati. Troviamo quindi
strumenti di antica origine come il flauto
semplice e la zampogna, o l'arpa e la tromba
naturale direttamente ereditati dall'epoca
romana. Altri - come il liuto - vennero
introdotti in Europa dai popoli arabi e
turchi. Nel medioevo gli strumenti erano
classificati in base all'intensità dei
suoni prodotti: c'erano dunque gli strumenti
alti (Haut), come trombe, tamburi e
cornamuse, da suonarsi prevalentemente
all'aperto, e gli strumenti bassi (Bas),
dal suono delicato, destinati al chiuso.
Il Rinascimento, dal punto di
vista musicale, arriva dopo quello
letterario, dovuto appunto al rinascere
attorno al XIV sec. dell'interesse verso le
culture greca e romana: la transizione
dall'Ars Nova del tardo medioevo verso la
cultura musicale rinascimentale fu lenta e
graduale.
La polifonia, nel frattempo, aveva
ricevuto ulteriori stimoli: verso la fine
del XIV sec. si passò a mottetti cantati da
gruppi di voci contrastanti, fino a passare
a cori completi. Questo portò ad un
ulteriore affinamento dell'armonia, con la
preparazione e la risoluzione delle
dissonanze (ossia il far precedere e seguire
le dissonanze da accordi consonanti),
sviluppo che poi portò alla musica basata
sull'armonia tonale così come venne
sviluppata nei secoli fino al nostro.
Il tardo Rinascimento.
Tra il XVII ed il XVIII secolo
l'Italia fu il centro dello sviluppo
musicale, nonostante l'emergere, nel primo
Rinascimento, di autori come Dunstable e
Josquin Desprès: in particolare fu Desprès
a fare da legame tra il primo ed il tardo
Rinascimento, ed il suo contributo fu
fruttuoso sopratutto nel tardo Rinascimento,
con i maestri Giovanni Pierluigi da
Palestrina, di Lasso, da Victoria e William
Byrd.
Forme e strumenti del rinascimento.
La polifonia diede luogo alla messa
polifonica, forma musicale di ampio
respiro. I compositori svilupparono la messa
musicando i brani dell'Ordinarium, portando
così ad una forma a sezioni collegate da un
tema: fino a circa il 1550 si continuò a
scrivere messe intorno ad un canto fermo,
non necessariamente di tipo gregoriano.
Il madrigale, canto a più voci con
un solo esecutore per ogni parte, fu la più
importante forma profana dell'epoca: nacque
da una forma italiana (la
"frottola") grazie all'influenza
di autori nordici, ed ebbe come peculiarità
la coincidenza tra parole e musica.
Esportato, raggiunse splendore in
Inghilterra: gli ultimi madrigalisti
italiani furono Carlo Gesualdo e Claudio
Monteverdi, che effettuarono anche
interessanti esperimenti con il cromatismo,
allontanandosi così dal sistema modale del
tempo. La musica vocale continuò ad avere
predominio su quella strumentale fino al XVI
secolo, pur modificando l'approccio alla
costruzione degli strumenti: grazie infatti
alla definizione dei registri vocali vennero
sviluppate famiglie di strumenti che si
accordassero a quelle particolari
estensioni. Importantissima fu la comparsa
di strumenti come il clavicembalo, il
virginale ed il clavicordo, costruiti sul
principio del salterio (corde tese su una
cassa di risonanza), uniti a tastiere con
meccaniche in grado di azionare i plettri o
i martelletti sulle corde.
Riforma e controriforma.
Nel XVI secolo avvenne lo scisma
tra Cattolicesimo e Protestantesimo, che
staccò le Chiese Protestanti del Nord
Europa dalla Chiesa Romana: questo evento
ebbe profonde ripercussioni sulla musica. In
Germania si ebbe lo sviluppo di una grande
tradizione di Corali, caratteristica del
protestantesimo, che avrebbe avuto grande
influenza nello sviluppo musicale di Bach,
mentre la Chiesa Romana, nell'Europa del
Sud, rispose a questo "colpo"
avviando la Controriforma: nel Concilio di
Trento del 1545 (terminato nel 1563) si
decretò che venisse esclusa dalla Chiesa la
musica in cui trovasse parte qualcosa
di empio o lascivo, avanzando perfino
la richiesta di abbandonare le
armonizzazioni. Fortunatamente un gruppo di
compositori, guidato da Palestrina, evitò
questo rischio dimostrando che l'armonia non
era incompatibile con la comprensione del
testo, né con il diktat cattolico. |
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Il Classicismo.
Solitamente questo stile musicale
è associato al XVIII secolo, ed è
definibile come un periodo di ricerca di
equilibrio nelle forme e di pacatezza
nell'espressione, a differenza del
successivo periodo del romanticismo, in cui
fu forte lo slancio emotivo. I compositori
classici cercarono di basarsi su forme
fortemente razionalizzate, mentre i
romantici cercarono l'espressione libera da
ogni condizionamento.
Tendenze.
Alla fine della guerra dei
trent'anni (1648) gli stati germanici non
subirono più la dominazione asburgica:
iniziò per essi un periodo di rinascita,
sotto ogni punto di vista. Nacquero presto
numerose corti, città e corporazioni pronte
a favorire forme culturali, dando così la
spinta allo sviluppo di stili musicali
particolari. A quei tempi era già presente
una prima divisione tra il nord,
protestante, ed il sud, a maggioranza
cattolica e maggiormente aperto alle
influenze italiane e francesi. Nel XVIII
secolo gli stati egemoni (Prussia, Sassonia
ed Austria) favorirono lo sviluppo di centri
musicali, nei quali le tendenze si fusero.
L'influenza del cosiddetto stile galante,
importato dalla Francia e dall'Italia, fu
sentita presto nel sud: questa espressività,
leggera ed elegante, venne presto usata
sopratutto dai clavicembalisti, e
contrastava nettamente con il carattere più
grave della musica contrappuntistica del
nord, dando poi il via alla Scuola Viennese
in cui figurano Haydn ed il grande
genio di Mozart.
Lo stile galante tendeva ad una forma
espressiva semplice eppure evocativa:
inizialmente confinato alla musica da
camera, influenzò generi di più vasto
respiro, come la messa ed il melodramma: una
delle conseguenze fu il lento imporsi della
sonata sulla suite.
Precursori: apoteosi del classicismo.
La musica tedesca del periodo fu
fortemente influenzata dalla musica italiana
a Vienna. A quel tempo l'Austria iniziava a
diventare una grande potenza, per cui la
cultura della città venne fortemente
ampliata nelle arti, sopratutto dalla corte
imperiale, ma anche dalla nuova borghesia,
con il solito contributo della Chiesa.
La musica tedesca restava dunque ancorata
alle sue tradizioni, ma sentiva l'influenza
culturale dell'Italia: un esempio si ha in Johann
Joseph Fux, Kapellmeister di corte:
nella musica sacra rimase fedele a
Palestrina, mentre nelle composizioni
profane incluse molte innovazioni della
musica italiana dell'epoca, che a quei tempi
comprese autori del calibro di Tommaso
Albinoni, Benedetto Marcello, Alessandro
e Domenico Scarlatti, e Antonio
Vivaldi.
In parallelo a Vienna emerse un altro
centro musicale, che contribuì a questa
nuova formazione culturale. Poiché il
Grande Elettore del Palatinato, dopo la
guerra dei trent'anni, aveva trasferito la
propria corte da Heidelburg a Mannheim, fu
questo centro a divenire importantissimo dal
punto di vista musicale, con un'orchestra di
fama europea. In particolare Johann
Stamitz, e dopo di lui Franz Xavier
Richter, rinnovarono la tecnica
orchestrale. Molte composizioni dei due, e
dell'allievo di Stamitz Cannabich (di
formazione anche italiana), influenzarono le
opere di Haydn e Mozart.
A Berlino invece la musica seguiva
tradizioni preclassiche: il figlio di
Federico Guglielmo, Federico Augusto
(che diverrà Federico il Grande) dovette
perciò lasciare Berlino e fondare un centro
musicale a Rheinsburg. Qui si circondò di
valenti autori, tra cui Johann Quantz,
il quale scrisse trecento concerti per
flauto, ed un importante trattato
sull'argomento (oltre al resto delle opere).
Tra questi fu significativo anche Carl
Philipp Emanuel Bach, compositore di musica
per strumenti a tastiera: costui lavorò per
trent'anni presso il sovrano, per poi
sostituire Telemann ad Amburgo. Molte delle
sue sonate per pianoforte rappresentano un
contributo importante al repertorio di
questo, ai tempi nuovo, strumento.
A proposito di Amburgo, questa città si
affermò come centro musicale in tempi
successivi, avendo come massimo
rappresentante proprio Telemann: l'attività
musicale prese slancio in Sassonia, dopo
l'ascesa al trono di Federico Augusto,
mentre a Lipsia J.S. Bach continuava la sua
opera e a Dresda, Veracini e Lotti
facevano sentire l'influenza italiana. Fu
però sopratutto Johann Hasse, che
aveva studiato a Napoli, a far pesare questa
influenza durante la sua brillante carriera.
Dopo il 1770, in Francia, tra le arti
visive si affermava lo stile neoclassico: i
neoclassici prendevano spunto dai
ritrovamenti dovuti agli scavi di Pompei e
dalle opere dell'archeologo J.J.
Winckelmann, ricercando l'ordine e la
compostezza mostrate da quelle antichità.
In Germania ed Inghilterra, in campo
musicale, cominciavano ad emergere idee
nuove, che dal classicismo avrebbero portato
al romanticismo: Vienna era ancora un centro
di grande importanza, ed ancora di più ne
ebbe con autori del calibro di Hummel
e Czerny: poco a poco, le influenze
italiane confluirono in una musica di
identità realmente tedesca. Alla metà del
XVIII secolo, la sonata era arrivata alla
forma definitiva: primo movimento in
forma-sonata, un secondo in forma
tripartita, minuetto e trio per il terzo
movimento, e rondò per il finale. In
particolare la forma-sonata era un
elemento base di molte composizioni,
sopratutto strumentali. La prima sezione di
questa forma, detta esposizione,
introduce i due temi (soggetti), di
carattere contrastante: uno nella tonalità
dell'intero brano, l'altro in tonalità
vicina. Nella seconda sezione, non a caso
chiamata sviluppo, si sviluppano
questi temi in vari modi, mentre la terza
sezione (la ripresa) ripresenta i due temi
originari, entrambi nella tonalità
d'impianto.
Fu Haydn a portare la sinfonia al
suo massimo splendore: questa presenta
un'articolazione non molto diversa da quella
della sonata. Il concerto invece
prevede tre movimenti, ed emerse verso la
fine del secolo XVIII, come genere adatto a
strumenti solisti come violino e pianoforte.
La disposizione dei movimenti corrisponde a
quella della sonata, senza però minuetto e
trio. Infine va citata la musica da camera,
in particolare le forme di trio, quartetto e
quintetto, che acquistarono peso rilevante
nella musica del periodo classico.
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Musica del barocco.
Normalmente questa età viene
contraddistinta da queste due date: il 1600,
con la nascita del melodramma, ed il 1750,
data della morte di J.S. Bach. Si nota, in
questa epoca, una unità di fondo tra la
musica rinascimentale e quella barocca, ma
verso la fine del XVI secolo si evidenzia un
cambiamento di stile significativo: lo si può
vedere confrontando alcune delle ultime
opere di Palestrina con quelle più mature
di Monteverdi, in cui si nota una forte
influenza dell'Umanesimo.
La dottrina umanistica, per i compositori
del XVI sec., portava al dominio del testo
verbale su quello musicale, mentre fino ad
allora la musica aveva avuto il sopravvento.
La parola, come elemento che meglio
esprimeva l'individualità umana, era di
primaria importanza nella visione
umanistica, per cui era vietato soffocarla
con la musica. Per soddisfare questa
necessità i compositori dell'epoca
adottarono uno stile consistente in una sola
linea melodica, con un accompagnamento
armonico, mentre per rafforzare i concetti
espressi nel testo venivano usati metodi
diversi.
Anche in questi secoli i compositori
dipendevano dalle corti o dal clero, come
nel passato: bisognerà attendere il periodo
del Romanticismo per poter assistere alla
cessazione di questa dipendenza. Ai
compositori dunque si chiedeva musica adatta
alle occasioni, su commissione: per esempio
l'Orfeo fu commissionato a Monteverdi
per il carnevale di Mantova, mentre Bach
componeva le cantate sacre per il servizio
domenicale nella cattedrale di San Tommaso.
Peraltro la composizione su
"ordine" non escluse la nascita di
capolavori come la Passione secondo
Matteo o il Magnificat, proprio
di J.S. Bach.
Forme e tecniche del Barocco.
Caratteristico del periodo è l'uso
di un accorgimento particolare nella
notazione, quello cioé del Basso
continuo, di solito riservato agli
strumenti a tastiera: si trattava di una
linea di basso, con sopra segnate delle
cifre per indicare le armonie richieste, e
venne usato fin dagli inizi dell'opera per
recitativi ed arie.
Il primo teatro d'opera pubblico a pagamento
fu aperto a Venezia nel 1637. Da questo
primo evento risultò chiaramente che l'aria
dominava sul recitativo, in quanto
maggiormente melodica e quindi più adatta
ad un pubblico normalmente poco preparato in
campo musicale: cosa più rimarchevole,
nacque allora il culto del solista,
tuttora duraturo. I cantanti di allora erano
invitati a sfoggiare la loro bravura ed
agilità, impegnandosi in arie ricche di
virtuosismi e prodezze tecniche: questi
principi erano molto rispettati, a partire
da Monteverdi per arrivare a Haendel.
Stessa cosa valse per la musica
strumentale: questo aspetto della musica si
trasportò al di fuori dell'opera, portando
modelli come l'"allegro - adagio -
allegro" tipico delle ouvertures
di opere come quelle di Scarlatti nel concerto
grosso: la stessa struttura del
ritornello, con i passaggi vocali interrotti
da frasi puramente strumentali, fu adottata
in opere strumentali.
Un'altra caratteristica, già presente nel
XVI secolo, fu quella dello stile
concertato in cui strumenti solisti o
gruppi contrastavano con l'orchestra: questo
stile venne usato per molte musiche,
compresa quella sacra.
Un merito dell'epoca barocca fu il
maggior studio delle capacità espressive
degli strumenti, che così non risultarono
più intercambiabili facilmente tra loro e
permisero di raggiungere risultati di
maggior livello rispetto ai tempi
precedenti. Già all'inizio del XVII secolo
la monodia (canto ad una sola voce)
prevalse; la polifonia si sviluppò
ulteriormente, portando agli alti livelli
del contrappunto strumentale mostrati dalle fughe
di Bach. Nel processo di semplificazione
attraversato, inizia la codificazione
moderna del concetto di tonalità: gli otto
modi precedenti, nel 1700, vennero del tutto
sostituiti dai due modi (maggiore e minore)
conosciuti nella musica occidentale.
Infine, le forme strumentali più
affermate del periodo furono la suite
e la sonata. La suite era una
selezione di danze, solitamente presentata
nelle quattro parti di allemanda, corrente,
sarabanda e giga: di solito
queste erano in una stessa tonalità, in cui
ogni danza presentava due parti, delle quali
la prima modulava in una tonalità vicina,
la seconda tornava invece alla tonalità
iniziale, il tutto poi veniva ripetuto due
volte.
La sonata inizialmente era simile alla
suite, poi se ne differenziò, consistendo
semplicemente in uno, al massimo due
movimenti. Più tardi si definirono due tipi
di sonata da camera (basata su movimenti di
danza) e sonata da chiesa, dal contenuto
solenne.
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Il romanticismo.
Dopo il massimo fulgore del
classicismo, raggiunto con Haydn e Mozart, i
compositori cercarono di superarne i limiti.
I musicisti del periodo romantico cercarono
una espressione più diretta di quanto
permettessero le forme del classicismo: la
loro linea rifletteva bene il periodo di
sconvolgimenti politici dell'Europa del
tempo, che si fecero sentire anche in altri
campi artistici.
L'età detta "delle rivoluzioni",
tra il 1789 ed il 1848 (che per l'Italia
culminò con la III guerra d'indipendenza
del 1866), fu associata alla partecipazione
attiva di artisti ed intellettuali: in
particolare in Francia scrittori, pittori e
musicisti tra cui Flaubert, Baudelaire,
George Sand, Hugo, Berlioz, ed i pittori
impressionisti di fine secolo, tentarono di
scuotere la visione materialistica del
periodo.
Il peso della classe media era ormai
troppo alto perché i governi monarchici
potessero ancora ignorarlo: oltre agli
ideali di libertà ed uguaglianza che
mossero la Rivoluzione Francese (o le guerre
d'indipendenza italiane, per fare un altro
esempio), gli artisti romantici traevano
ispirazione da un modello di vita semplice
ed armonizzato con la natura, pacifico e
puro. Gli ideali rivoluzionari, come si sa,
fallirono miseramente il loro scopo
iniziale, quando alla fine delle rivoluzioni
seguirono semplicemente nuove tirannidi:
quando Napoleone Bonaparte si fece
incoronare imperatore, Beethoven distrusse
la dedica dell'Eroica, sostituendo
poi le parole "Al generale Bonaparte"
con "Alla memoria di un grande
uomo.".
Fu questo fallimento a scatenare l'altra
componente del romanticismo, ossia
l'evasione dalla realtà: anche stavolta, in
tutti i campi (e nel caso specifico con
autori come Berlioz e Mendelssohn) si nota
un desiderio di esotismo e di non banale. In
particolare in questo periodo si risvegliò
un forte interesse verso il medio evo,
sopratutto i suoi primi secoli, così come
verso il macabro, in particolare nelle opere
di Poe, Baudelaire e Dostoievskij: ai nostri
tempi, seppure in misura decisamente minore,
un movimento simile si riscontra nella
cosiddetta "New age".
Trasformazioni.
Con Beethoven, ed ancora di più
dopo di lui, bisognò ampliare l'orchestra
per adattarla a forme espressive più
intense: fu aumentato il numero dei fiati,
venne perfezionata la costruzione dei legni
per migliorarne l'intonazione, fecero per la
prima volta la loro comparsa le chiavi, per
facilitare la tecnica esecutiva. Anche gli
ottoni vennero modificati: entrò il
trombone e, con Wagner, tube, trombe e corni
a pistoin, anche questi modificati per
migliorarne l'intonazione. Anche le
percussioni divennero più numerose.
La classe media iniziò ad interessarsi in
misura sempre maggiore alla musica colta,
per cui le sale concerto si arricchirono di
un nuovo pubblico: la lunghezza dei concerti
era notevole, comprendendo almeno due
sinfonie, movimenti di composizioni varie,
suites ed ouvertures. Nacque la figura del
direttore d'orchestra, a causa della
complessità della gestione di orchestre
sempre più grandi, mentre Spohr, Weber
e Mendelssohn iniziarono la
tradizione di prove condotte con grande
disciplina, adeguando così l'orchestra al
nuovo ed imponente repertorio.
Artisti principali del romanticismo.
Senza dubbio l'uomo che incarna
maggiormente il movimento romantico è Ludwig
Van Beethoven, di cui ho tracciato le
linee biografiche nella pagina degli autori.
Nel periodo romantico gli autori iniziavano
ad affrancarsi dalla corte, proprio in virtù
di quel desiderio di libertà espressiva che
li portava a mal sopportare le imposizioni
dei potenti e perciò allontanarsi dalla
loro protezione, e Beethoven incarna
integralmente questo spirito. Beethoven non
ebbe mai quel rapporto di dipendenza che
invece si ritrova in Haydn e, in parte, in
Mozart: durante un concerto, al pubblico che
insisteva nel cicaleccio gridò: "Io
non suono per i porci!", mentre al
principe Lichnowsky scrisse: "(...) voi
siete quello che siete per accidente di
nascita; mentre io sono quello che sono per
opera mia. Principi ce ne sono tanti, ma c'è
un Beethoven solo!".
Musicalmente, Beethoven fu classico ed
anche romantico, appartenendo ad entrambi i
secoli; la sua grandezza sta anche nell'aver
accolto e non rigettato gli elementi del
classicismo, facendone una nuova sintesi
alla luce dell'ideale romantico. La melodia
diviene più vaga, l'armonia meno definita,
ma il tutto viene comunque calato nella
forma per essere controllato: i quaderni di
appunti tenuti da Beethoven stesso
testimoniano il desiderio di formalizzare e
codificare il materiale prodotto, tipico del
classicismo.
Altri autori fondamentali del
romanticismo, invece, sono più
schiettamente romantici: tra questi uno dei
primissimi, se non il primo, fu Carl
Maria von Weber, che espresse in musica
lo spirito nazionale tedesco allora
rinnovato: fu il primo ad usare il termine
"opera romantica", applicandolo
alla sua Silvana, accolta come evento
patriottico assieme a Der Freischutz
(Il franco cacciatore). Contemporaneo di
Beethoven fu invece Schubert, che si
basò sulla forma classica in maniera
diversa dal primo: in Schubert la melodia ha
maggiore importanza che in Beethoven, ciò
che lo fece eccellere nella musica da
camera, nel pianoforte e nei Lieder, pur se
peraltro scrisse delle opere (attualmente
dimenticate).
Non bisogna comunque dimenticare l'apporto
dei musicisti italiani, tra cui artisti del
calibro di Giuseppe Verdi: con le sue
innumerevoli opere occupò la scena mondiale
nel campo insieme a Wagner, adottando uno
stile diverso da questo. Altri grandi del
periodo furono invece Pietro Mascagni,
che si rifece alla scuola verista (che
avrebbe avuto in Verga uno dei suoi massimi
esponenti nella letteratura), Ruggero
Leoncavallo (del quale l'unica opera, I
pagliacci, è tuttora eseguita con
successo) e Gioacchino Rossini, della
prima metà del secolo: egli fu il massimo
operista italiano di questo periodo, pur
avendo interrotto la sua produzione solo nel
1829 (con il Guglielmo Tell). Il suo
genio portò all'opera buffa quel capolavoro
che è Il barbiere di Siviglia, che
stroncò l'omonima composizione del
napoletano Paisiello.
Dopo Beethoven le forme classiche vennero
messe sempre più in secondo piano, forse in
primo luogo nella musica per pianoforte, che
dai tempi di Beethoven subiva costanti
miglioramenti tecnici (tra cui la
costruzione del telaio in monoblocco, cosa
che permise di aggiungergli molti altri
tasti e corde). Questo portò ad un graduale
abbandono della sonata in favore del pezzo
pianistico: tra i grandi nel campo va
sicuramente ricordato Fryderyk Chopin,
esecutore eccellente e grande autore, le cui
linee melodiche, l'uso del rubato e del
legato, influenzarono profondamente gli
autori dei periodi successivi fino al XX
secolo.
La trasformazione culturale si vede anche
nella fondazione di riviste dedicate ai vari
argomenti: a Robert Schumann si deve
l'importante Neue Zeitschrift für Musik,
sulle cui pagine venne divulgata l'idea del
romanticismo, e in cui Schumann riversò il
suo disprezzo per la borghesia
conservatrice, scagliandosi contro coloro
che rifiutano le idee nuove solo perché
tali. Anche Schumann, come Chopin, riversò
il suo genio nelle composizioni pianistiche,
abbandonando spesso le forme del classicismo
per usare il suo personale stile, cosa che
dimostra (se ce ne fosse bisogno) quanto
Schumann sia lontano dal classicismo.
La musica a programma.
Questo fu un fenomeno del tutto
romantico, iniziato da Hector Berlioz:
nella sua Symphonie Fantastique egli
preparò appunto un programma che
permettesse agli ascoltatori di seguire ciò
che l'autore intendeva esprimere. Oltre a
questo, Berlioz introdusse l'uso del tema
ricorrente nella musica sinfonica (idèe
fixe), usandolo spesso per descrivere idee
costantemente presenti, fino all'ossessione
(come appunto nella Symphonie Fantastique,
in cui simboleggiava tra l'altro la visione
ossessiva della donna amata).
il tardo romanticismo.
Il romanticismo si sviluppò, con
tempi e modi diversi, in tutta l'Europa,
influenzando anche i compositori più di
musica operistica, come Verdi e Wagner.
Intanto nascevano i primissimi fermenti
nazionalisti, in particolare in Russia, che
nella musica venivano espressi con l'intento
di sviluppare e divulgare la musica tipica
del proprio paese: Piotr Il'ic
Tchaikovskij, dopo una iniziale
preferenza per le forme classiche e la
musica occidentale, mostrò un avvicinamento
verso la cultura del suo paese, componendo
sei sinfonie su materiale popolare: come
Berlioz e Liszt usò il tema ricorrente
introdotto da Berlioz, sia pure in maniera
meno dettagliata.
Va citato ancora, tra i grandi, il nome
di Johannes Bramhs, di Amburgo. Il
suo talento innato si rivelò durante
l'esecuzione della Sonata a Kreutzer
di Beethoven, a Gottinga, alla presenza del
violinista Joachim: essendosi accorto che il
pianoforte era intonato un semitono sotto
trasportò il brano "al volo", in
maniera perfetta, tanto da suscitare
l'ammirazione di Joachim che volle
conoscerlo.
I due divennero amici, ma Bramhs mantenne
rapporti ottimi anche con altri grandi come
Schumann, pur avendo atteggiamenti diversi
nei riguardi della composizione musicale. Di
carattere conservatore, egli adottò nelle
sue sinfonie orchestre di dimensioni ridotte
rispetto a quelle usate dai contemporanei,
preferendo un organico vicino a quello
scelto da Beethoven.
In Bramhs l'intensità dei temi è comunque
mediata da una forma rigorosamente
inquadrata: le sue prime composizioni
pianistiche rivelano una scrittura
orchestrale, rifiutano ogni tipo di
ornamento e virtuosismo fine a se stesso:
Bramhs cerca sempre ritmi incisivi e spesso
sincopati, con una scrittura molto portata
all'accordo. Dopo le composizioni giovanili
si rivolse a forme minori (a parte sei serie
di variazioni): le sue opere, pur non
essendo tipicamente romantiche, sono
comunque spesso meditative e talvolta
malinconiche, come il quintetto con
clarinetto e la sonata per violoncello e
piano (o brani come il Geistliches Lied
per organo e coro).
Bramhs passò alla sinfonia dopo i 40 anni,
componendo le sue quattro sinfonie secondo
linee tradizionali ma con un carattere molto
personale, e con una tale inventiva da
meritargli l'appellativo di migliore
sinfonista dopo Beethoven.
Bellissima, infine, la produzione vocale di
Bramhs, con i suoi due cicli di Romanzen
aus Magelone e Vier ernste Gesänge,
o l'Ein Deutsches Requiem basato su
testi della Bibbia luterana: la musica è
qui dominata dal coro, mentre le parti
solistiche assumono minor rilevanza. In
Germania, la tradizione sinfonica venne
portata avanti da Anton Bruckner e Gustav
Mahler: Bruckner, tipico
tardo-romantico, fu fortemente influenzato
dalla sua formazione di organista di chiesa,
usando spesso le sezioni dell'orchestra come
se passasse da un registro d'organo ad un
altro: pur non avendo grande influenza sugli
autori successivi, ebbe un successore
importante in Mahler, che come Bruckner
preferiva un'orchestrazione imponente e
forme di ampio respiro.
Mahler, peraltro, ha poco in comune con
Bruckner: compose solo sinfonie e Lieder,
arrivando alla produzione del Lied sinfonico
con il ciclo Das Lied von der Erde
(Il canto della terra). Mahler inoltre ampliò
ulteriormente la forma sinfonica, aumentando
le dimensioni dell'orchestra più di quanto
avesse fatto Beethoven, ed oltre tutto si
orientò verso opere di grande durata, come
ad esempio la sua ottava sinfonia,
sviluppata per soli, doppio coro, coro di
ragazzi ed orchestra.
In definitiva nel romanticismo convivono
due tendenze: una, maggiormente presente in
autori come Bruckner e Mahler, è
l'espansione della forma, l'altra è il
tentativo di arrivare ad espressioni
concise, come accade nelle composizioni
pianistiche e negli ultimi lavori di Brahms.
Allo stesso modo, le melodie liriche resero
obsolete le strutture della vecchia sonata,
portando ad un maggiore interesse verso il
colore del suono e dell'orchestra, interesse
questo che verrà sfruttato ampiamente dai
compositori impressionisti francesi:
l'impressionismo inizia proprio nel Lied,
passando per i poemi sinfonici ed arriva al
pieno sviluppo verso la fine del periodo
romantico.
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Il nazionalismo.
Nel periodo romantico erano forti i
sentimenti patriottici e l'orgoglio di
appartenere ad un paese: nell'ambito
musicale questi sentimenti diedero luogo al
sorgere di scuole nazionali nella seconda
metà del XIX secolo. Per questo ogni paese
ebbe modi personali e del tutto propri di
fare musica: in molti casi comunque la
tradizione della musica colta era talmente
forte che le vicende nazionali non potevano
avere un'influenza particolarmente intensa,
come in Italia ed in Germania, ma anche in
altri paesi extraeuropei.
In alcuni paesi europei e nelle Americhe
si affermarono invece scuole nazionali, i
cui compositori si rivolsero ai temi
popolari e così anche per le melodie e le
musiche si rifecero alle tradizioni del loro
paese. Chopin (che peraltro aveva vissuto a
lungo fuori dalla natia Polonia) fu uno dei
primi ad usare forme di danza polacche come
la mazurka e la polka (polacca), mentre
Liszt scrisse rapsodie basate sulla musica
degli zingari ungheresi: quest'influenza
popolare si riversò nelle forme classiche
di sinfonia e concerto, in cui entrarono
elementi etnici, con la comparsa di musica a
programma basata su leggende popolari o
fatti storici del paese. L'elemento etnico
aggiunse un gusto particolare e nuovo alla
musica del tempo, permettendo di ottenere
una reazione positiva nell'educazione
musicale accademica ricevuta dagli autori.
L'uso degli elementi popolari nella musica,
reazione all'accademismo, ebbe sicuramente
un effetto stimolante: nelle opere migliori
dei vari autori si vede la fusione delle
qualità spontanee e vitali della musica
popolare unirsi alla musica tradizionale,
dando quindi esiti nuovi e spesso validi:
tuttavia non sempre le qualità popolari
della musica nazionale sono state inserite
con successo nelle composizioni degli autori
del periodo.
Russia
Il movimento nazionalista ebbe
inizio dal compositore Michail Glinka
(1804 - 57). Questi studiò in Italia e
Germania; tornaro in patria compose il
melodramma Una vita per lo Zar, cui
seguì Russian e Ludmilla . Portò
poi il nazionalismo nella musica strumentale
con Kamarinskaja, basata su canti
folk russi: attualmente Glinka è
considerato il padre della musica russa.
Gli ideali nazionali russi trovarono
espressione massima nel "Gruppo dei
cinque", ossia in Balakirev, Borodin,
Rimskij-Korsakov , Mussorgskij e Cui, la cui
musica espresse le qualità più personali
della tradizione russa, esercitando grande
fascino anche fuori dalla patria.
Di Milij Balakirev (1837 - 1910)
possiamo dire che fu la guida del gruppo,
oltre che il primo a comporre musica
sinfonica di ispirazione nazionale: una
delle sue opere più note, l'Islamey,
utilizza appunto temi della Russia asiatica.
Aleksandr Borodin (1833 - 1887) fu
professore di chimica all'università, e basò
fortemente la sua musica sulla melodia e su
ritmi coinvolgenti: la sua opera maggiore,
l'incompiuta Il principe Igor,
contiene le note "danze polovetsiane":
altra opera degna di nota è il poema
sinfonico Nelle steppe dell'Asia centrale.
Nikolaj Rimskij-Korsakov (1844 -
1908) compose musica piena di colore e molto
inventiva, come nella suite sinfonica Shéhérazade
e nel Capriccio spagnolo, basato
appunto su temi spagnoli, ma anche in opere
meno note come Il gallo d'oro e La
fanciulla di neve, queste ultime opere
teatrali basate su fiabe russe. Con il Boris
Godunov, invece, Modest Mussorgskij
propose uno stile scabro in cui la vocalità
riflette le inflessioni della parola in modo
originale (vedi la pagina degli autori per
avere qualche nota biografica su Mussorgskij).
Rimane César Cui (1853 - 1918), che
però compose opere di scarso interesse,
restando maggiormente teorico e critico.
Altri compositori russi continuarono, nel
XX secolo, la tradizione nazionale, come si
può notare nei primi lavori di Stravinskij.
Europa orientale
Movimenti paralleli a quello russo
nascevano in altre regioni dell'Europa
dell'est, in particolare in Boemia, con Smetana
(1824 - 1884) dopo l'insurrezione del 1848
cui aveva partecipato. Nel suo fervore
patriottico compose La sposa venduta,
Dalibor ed altri poemi, in cui
traspare la situazione politica del tempo,
fino al ciclo di sei poemi sinfonici la
mia patria.
Compatriota di Smetana fu Antonín Dvorák
(1841 - 1904), che scrisse le due serie di Danze
slave per solo piano usando lo stile
nazionale già iniziato da Smetana, nonché
una serie di ouvertures e poemi sinfonici
basati su leggende ceche. Dvorák nutriva
una grande ammirazione per Brahms, il che lo
ispirò nella strutturazione delle sue opere
(migliore rispetto a quella degli altri
compositori nazionalisti).
Ungheresi furono poi Béla Bartók
(1881 - 1945) e Zoltán Kodály (1882
- 1967) che insieme studiarono e
collezionarono canti popolari dei Balcani,
utilizzandoli poi nelle loro opere. Di Kodály
si riconosce una frequente liricità e
sensualità nelle opere, sempre ben inserite
nella tradizione nazionale sviluppatasi in
Ungheria. Il suo Psalmus Hungaricus,
opera corale, è basato sulla traduzione di
un antico salmo con molte implicazioni
nazionali.
Originalissima è invece la musica di Bartók,
che comunque contiene temi nazionalisti:
egli considerò gli elementi popolari come
motivi (cellule), ossia mattoni da cui
ricavare una composizione. Meno riguardoso
delle convenzioni armoniche e melodiche
dell'epoca, assimilò dai motivi popolari,
pur senza citarla direttamente, caratteri
innovativi estranei alla tradizione. La
vitalità che ne risulta si intuisce
chiaramente, come si nota dal nto Concerto
per orchestra, o dai sei quartetti per
archi, o infine dal balletto Il Mandarino
meraviglioso.
Nord Europa
Pur se dominati dalla tradizione
musicale tedesca, i paesi scandinavi vantano
due compositori nazionali di grande
caratura: Edvard Grieg (1843 - 1907),
norvegese, e Jean Sibelius (1865 -
1957), finlandese.
Grieg compose poche, ampie opere, e nelle
trascrizioni di canti popolari e di danze
tradizionali diede notevoli ritratti della
vita e della cultura norvegese: il suo stile
spazia dal romanticismo del Concerto in
La minore per piano all'impressionismo
delle suites del Peer Gynt, fino alle
Danze norvegesi.
Sibelius sviluppò uno stile personale,
basando le sue musiche sui racconti epici e
le leggende della sua terra, come protesta
contro l'occupazione russa fortemente
oppressiva: l'elemento popolare è presente
in molte sue opere, come anche nei poemi
sinfonici come Karelia e Finlandia.
Gran Bretagna
Alla fine del XIX secolo il
fermento nazionalista iniziò ad emergere
con Edward Elgar (1857 - 1934), con
le sue Enigma Variations: Elgar fu il
capostipite di una corrente schiettamente
britannica. Egli non usò molto il canto
popolare, ma la sua musica è molto
influenzata da esso in ogni caso. Più
interessato al folclore fu Ralph Vaughan
Williams (1872 - 1958), noto per le sue
ricerche sulla musica inglese antica: queste
confluirono nella Fantasia on a theme of
Tallis.
Tra gli altri autori vanno segnalati Gustav
Holst (1874 - 1934) e Frederick Delius (1862
- 1934), i quali posero l'accento sul
carattere pastorale della musica popolare
britannica.
Spagna e Francia
La musica popolare spagnola è
influenzata da forti componenti orientali, e
pertanto è molto particolare: pertanto, pur
se il paese era staccato dai principali
movimenti nazionalisti, in questo periodo
nacquero compositori prettamente spagnoli,
come Isaac Albéniz (1860 - 1909),
che compose una serie di pezzi per
pianoforte dal titolo Iberia di
carattere prettamente spagnolo, e Manuel
de Falla (1876 - 1946): il suo Notti
nei giardini di Spagna rivela il
carattere nazionale della composizione già
dal titolo.
In Francia, i compositori vennero
influenzati dalla produzione della vicina
Spagna: così la produzione musicale fu
ispirata da elementi popolari spagnoli, come
si può ad esempio notare nell'Iberia
di Claude Debussy o nella Rapsodie
Espagnole di Ravel.
America
Il nazionalismo in America nacque
più tardi che in Europa, usufruendo però
di una grande ricchezza di materiale, sia
umano che culturale: la musica popolare
sviluppata dai coloni bianchi (tutti di
diverse nazionalità), la musica
latino-americana, il blues, il jazz ed il
soul delle popolazioni afroamericane e la
musica originale degli indiani erano un
grande crogiolo culturale. Charles Ives
(1874 - 1954), citato spesso come il massimo
compositore americano, fece a volte uso di
elementi popolari, con uno stile talmente
personale da non dare vita ad alcuna scuola
nazionale: è piuttosto in Aaron Copland
(1900) che si riconosce l'analogo dello
sviluppo musicale europeo. Nel balletto Rodeo
figurano canti e danze tradizionali, mentre
la musica latinoamericana ha spazio nel El
Saló México.
Il personaggio più importante in
quest'ottica è senza dubbio Heitor
Villa-Lobos (1887 - 1959), che ad
esempio fuse ottimamente motivi classici
bachiani nel contesto brasiliano nella serie
Bachianas brasileiras, ma del quale
vanno ricordate importanti composizioni per
chitarra (oltre ad altre opere).
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Il XX secolo.
Alla fine dell'800 si arrivò
ad un'ulteriore evoluzione della
musica, evoluzione iniziata gi&agreve;
dai tempi di Bach. I limiti
dell'espressività nella musica
romantica erano stati superati
estendendo il cromatismo, vale a dire
usando intervalli al di fuori della
scala diatonica: questo fu fatto per
aumentare la flessibilità delle
armonie, e cosuò un distacco
crescente dalla tonalità d'impianto
di un brano: la successiva evoluzione
non poteva essere altro che
l'abbandono del sistema tonale, basato
sul sistema convenzionale di accordi
maggiori e minori, e l'adozione di un
sistema innovativo.
L'influenza di Wagner, estesa oltre
i confini germanici, pose problemi che
in ogni paese vennero risolti in modi
diversi: questo non coinvolse peraltro
tutte le correnti musicali (come la
nazionalista, che proseguì nel XX
secolo). Spesso anche l'opera proseguì
secondo una linea tradizionale, come
ad esempio con Giacomo Puccini
e Umberto Giordano in Italia.
Poiché in Europa ed in America la
musica popolare perdeva interesse a
favore della musica
"leggera", spinta dalla
crescita tecnologica, il pubblico si
distaccò in parte dalle ricerche dei
compositori del periodo, preferendo la
musica colta del passato o l'attuale
musica leggera. Questo ha generato
visioni della musica contemporanea a
volte snobistiche o spregiative, che
però non mi sembrano corrette, come
il sostenere che questa forma di
musica manifesta una profonda rottura
col passato: noi abbiamo visto come
invece si tratti più probabilmente di
una naturale evoluzione della musica,
iniziata col classicismo stesso.
Nuove concezioni dell'armonia.
in Germania fu Richard
Strauss (1864 - 1949, non legato
agli Strauss di Vienna) a seguire le
orme di Wagner: con Salome
(1905) ed Elektra (1909) egli
forza continuamente l'armonia fino al
limite della dissonanza, in una musica
che procede ad ondate con una linea
vocale molto tesa. Non è un capriccio
o un tentato virtuosismo, ma il
risultato di una ricerca
dell'espressione del tormento delle
protagoniste. Strauss tornò poi sui
suoi passi, proponendo una più
rilassata Der Rosenkavalier
(1911), ponendosi poi in una posizione
tardo-romantica.
Nello stesso periodo invece Arnold
Schönberg portava la tonalità ai
suoi limiti estremi con la sua Verklarte
Nacht (1899), e con Erwartung
(Attesa, 1909) l'abbandonava
definitivamente.
In Russia, nel frattempo, i
progressi coinvolgevano personalità
come Stravinskij ed Aleksander
Skrjabin (1872 - 1915),
temperamento mistico. Nel suo poema
sinfonico Prometeo (1911) egli
basa tutta la musica sull'accordo
"mistico" do, fa#, sib, mi,
la, re, che produce un particolare
effetto del quale tutta la
composizione è permeata. Skrjabin
arrivò a precedere la visione
scenografica dei concerti rock,
indicando di accompagnare la sua opera
con luci colorate poste in modo da
intensificare l'effetto della musica.
In Francia ci fu una reazione a questi
estremismi: alcuni autori risolsero il
problema della dilatazione
dell'armonia rimanendo nei canoni
della musica francese, senza quindi
perdere l'uso dei modi
(risalenti alla musica sacra
medioevale: vedi anche il glossario
musicale), con il che si opponeva
un'andamento statico e tranquillo
all'inquietudine ed al senso di
dinamismo offerto dal cromatismo.
Claude Debussy (1862 - 1918)
compose invece musica in cui accordi
relativamente semplici venivano
accostati in modo insolito, tra
l'altro usando spesso le scale a toni
interi (senza intervalli di semitono)
per ampliare le possibilità della
composizione tonale. Queste tecniche
vennero utilizzate nei lavori più
famosi di Debussy, come il Prélude
à l'aprés midi d'une faune del
1894, o La mer (1905), in uno
stile da lui stesso definito impressionistico.
Definizione simile si adatta bene
anche ai lavori di Ravel (1875 -
1937), che incorpora nella sua musica
elementi esotici spagnoli, orientali
ed anche americani. Questa è una
caratteristica della musica
contemporanea, oltre all'attenzione
estrema verso il timbro dei suoni.
Visione del ritmo.
Fino all'inizio del secolo la
musica era composta in tempo binario o
ternario, con ritmi prevalentemente
semplici e regolari: anche questo
schema viene superato nel XX secolo.
Ci sono peraltro stati esempi nel
passato, in cui il limite viene
superato tramite soluzioni complesse,
ma comunque il ritmo era legato a
movimenti regolari ed armonici
semplici.
Data l'imprevedibilità dell'armonia
il ritmo doveva seguire l'evoluzione:
nel 1893 Tchaikovskij scrisse tutto un
movimento della sua ultima sinfonia in
5/4: Ravel fece lo stesso per la
sezione finale del balletto Daphnis
et Chloe. Questo metro era
difficile per il pubblico dell'epoca,
ma anche per i ballerini che erano
costretti a recitare mentalmente il
nome dell'impresario (Ser-gej-Dia-ghi-lev)
per mantenere il tempo.
Bartó in Ungheria, e Stravinskij in
Russia, vennero fortemente stimolati
dai ritmi complessi della musica
popolare dei loro paesi, cosa che li
portò alla poliritmia. Oltre all'uso
di metri insoliti, essi iniziarono ad
accostare battute scritte con metri
diversi, imponendo anche soluzioni
complesse al di là della battuta
stessa, facendo così cadere gli
accenti in posizioni assolutamente
imprevedibili: l'effetto è di grande
dinamismo, tanto da rendere
praticamente monotona buona parte
della musica colta dei secoli
precedenti (come si uò notare
facilmente in una delle composizioni
di Stravinskij scritte proprio per
Diaghilev, La sagra della primavera).
Ovviamente la melodia, legata
all'armonia, doveva subire gli stessi
cambiamenti, per cui in un tema
venivano inseriti intervalli insoliti,
come pure irregolarità ritmiche, per
cui la melodia, libera dalle cadenze
tradizionali, poteva spaziare a
piacimento.
Eventi simultanei, nuove forme e
nuovi stili
Il passo successivo seguito
dai compositori fu l'accoppiamento di
armonie diverse, o di ritmi diversi
che si muovono contemporaneamente: era
l'inserimento di eventi simultanei,
che trovava un'analogia nell'arte
pittorica, dove gli artisti
combinavano in un'unica immagine
diversi punti di vista di uno stesso
oggetto.
Bartók, ad esempio, compose un brano
per pianoforte in cui le due mani
eseguivano in due differenti tonalità
(politonalità), così come il
carattere particolare di un brano del Petrouschka
è dovuto ad un'armonia fatta di
accordi simultanei in do maggiore e fa
diesis maggiore, due tonalità scelte
appositamente diverse e lontane tra
loro per sottolineare la doppia natura
del protagonista.
Un altro esempio di poliritmia viene
dato da L'histoire du soldat
(1918), sempre di Stravinskij, in cui
ritmi regolari di marcia vengono
combinati a linee melodiche irregolari
nell'andamento: il pubblico,
ovviamente, non accettò facilmente
queste trasformazioni del pensiero
musicale. A teatro non mancarono i
fischi di disapprovazione, come
proprio accadde nel La sagra della
primavera (che poi venne riconosciuta
come un capolavoro). Uno dei pochi
capolavori che venne accettato come
tale è The unanswered question
dell'americano Charles Ives, per il
semplice motivo che venne eseguito
molti anni dopo la sua morte, e
pertanto in un periodo in cui queste
innovazioni erano state assorbite e
comprese. Scritto nel 1908, nel breno
una tromba ripete insistentemente una
frase, a cui rispondono i fiati in un
crescendo semre più agitato, mentre
gli archi si muovono in maniera del
tutto indipendente, con un andamento
lento e grave. Il brano anticipa
l'idea degli eventi simultanei,
nonostante Ives, isolato ed ignaro
delle altrui sperimentazioni, non
venisse in alcun modo influenzato
dagli eventi europei.
Data allora la disgregazione dei
principi sotto i colpi delle
innovazioni, si poneva il problema di
costruire nuovi modelli che
comprendessero queste trasformazioni:
una nuova organizzazione venne
proposta da Arnold Schönberg,
compositore viennese passato dalla
musica tonale alla atonalità,
in cui vengono consapevolmente esclusi
tutti i nessi tonali e le armonie sono
spesso dissonanti, sempre insolite.
Nel 1923 Schönberg applicò un
sistema di composizione in cui le note
della scala cromatica hanno tutte lo
stesso peso, rimuovendo quindi
definitivamente il sistema tonale fin
lì usato. La composizione si basa su
una serie di dodici note (quelle della
scala cromatica), modificata in modi
diversi e con andamenti diversi: la
musica che ne scaturisce è detta dodecafonica,
dato che si basa appunto sulla serie
dei dodici suoni. I discepoli più
vicini a Schönberg furono altri due
austriaci, Alban Berg (1885 -
1935) ed Anton Webern (1883 -
1945). Altri compositori invece si
sforzarono di trovare altre soluzioni,
accostandosi nuovamente al passato ma
con accorgimenti che modificavano le
forme classiche con soluzioni
armoniche insolite e sonorità
particolari. Questo movimento venne
detto neo classicismo, ed
annovera tra i suoi massimi esponenti
Prokoviev (una sua sinfonia, la Classica
del 1918, prende notevolmente le mosse
da Haydn), e sopratutto Stravinskij,
che rivisitò in maniera pesante le
forme classiche, dandone un esempio
nel suo balletto Pulcinella
(1920) basato su temi di G. B.
Pergolesi, o con l'Ottetto
(1923) e la Sinfonia di salmi
(1930): peraltro Stravinskij passò
attraverso diverse fasi espressive, e
settantenne diede una sua
interpretazione della dodecafonia.
Molti furono i compositori che
preferirono rimanere estranei al
confronto tra neoclassici e
dodecafonici, come ad esempio il
"Gruppo dei sei", ossia Auric,
Durey, Honegger, Milhaud,
Poulenc e Tailleferre:
questi adottarono deliberatamente uno
stile prosaico nelle loro
composizioni, rifacendosi ad Eric
Satie (che spesso componeva con un
forte senso parodistico ed ironico, o
solo per il gusto di confondere i suoi
ascoltatori): molti altri compositori
hanno preferito rimanere legati al
passato inserendo qualità originali
nella loro musica. Tra questi va
sicuramente citato il tedesco Paul
Hindemith (1895 - 1963), il russo
Prokoviev, ma anche gli inglesi
William Walton, Michael Tipett e
Benjamin Britten (1913 - 1976) con il
suo War requiem del 1961: va
notato, per inciso, che Prokoviev ed
altri autori russi erano inizialmente
neoclassici: il ritorno a metodi
tradizionali avvenne su richiesta del
governo sovietico.
Suoni e sonorità
Già le nuove strutture
armoniche, con la loro diversità
rispetto al passato, presentavano un
aspetto sonoro nuovo: gli autori del
periodo moderno, però, si
interessarono alla produzione del
suono in maniera maggiormente creativa
rispetto ai tempi precedenti (ma era
già avvenuto in passato, con il
perfezionamento degli strumenti
musicali).
Dopo Debussy divennero comuni gruppi
di note vicine suonate insieme (detti clusters):
nelle partiture per orchestra vennero
tentati esperimenti con strumenti
classici portati al di là dei normali
limiti espressivi, come nella citata Sagra
della primavera, il cui inizio è
dato da un fagotto nel registro acuto.
La stessa voce umana venne portata
verso nuove tecniche, come lo sprechstimme
(canto parlato) introdotto da Schönberg
nel Pierrot lunaire.
Vennero notevolmente impiegati gli
strumenti a percussione, così come
venne introdotto l'uso di rumori e
suoni esotici: grazie allo sviluppo
tecnologico del periodo iniziò l'uso
della strumentazione elettrica per la
produzione di suoni originali, come i
primi teremin e onde-martenot,
strumenti costruiti negli anni venti
(prima quindi dell'avvento della
microelettronica). Fu lo sviluppo del
registratore a nastro (1950 circa) a
fornire un potente impulso alla musica
elettronica, grazie alle possibilità
che questo fornisce sul suono: non
potendo effettuare una modifica in
tempo reale (come invece è possibile
oggi) il registratore si rivelava
utilissimo per l'acquisizione e la
successiva elaborazione dei suoni.
Sorsero due diverse scuole: in Francia
nacque la musica concreta, con
l'utilizzo di suoni ambientali e
naturali, in Germania si affermò
sopratutto la musica elettronica
(basata su suoni di sintesi), ma le
due scuole si fusero ben presto grazie
appunto all'uso di strumenti come il
registratore. Tra i pionieri di questo
periodo vanno ricordati il tedesco Karlheinz
Stockhausen (1928) e il nostro Luciano
Berio (1925), che nel suo Omaggio
a James Joyce del 1958 sottopone a
modifica elettronica anche la voce
umana.
anche in questo campo furono
diverse le soluzioni tentate: alcuni
compositori preferirono spingere la
loro ricerca sulle possibilità
fornite dagli strumenti tradizionali,
opportunamente modificati, come fa John
Cage (1912), che negli anni
quaranta usava un pianoforte con
oggetti inseriti tra le corde per
modificarne le vibrazioni: un altro
americano che, come Cage, cercò
soluzioni particolari fu Harry
Partch (1901 - 1974), che si
costruiva gli strumenti appositamente
per ogni composizione.
Queste sperimentazioni ebbero dei
riflessi anche sulla scrittura
musicale stessa: le opere di questi
autori sono trascritte in forme
sostanzialmente diverse da quelle
comunemente usate, come si può vedere
nelle composizioni di Stockhausen, o
in Threni per le vittime di
Hiroshima (1961), composizione per
52 archi del polacco Krysztof
Penderecki (1933).
Controllo e caso: variazioni
strutturali
La musica dodecafonica era un
esempio di musica seriale,
ossia basata su una serie di note:
altri compositori volsero la loro
ricerca a questa musica, in cui
volume, ritmo ed altezza venivano
modificati secondo schemi precisi (una
serie, appunto, di valori
predeterminati). Un pezzo interessante
a riguardo è il Le marteau sans maître
(Martello senza padrone, 1955) di
Pierre Boulez (1925). Alcuni autori,
come il compositore greco Iannis
Xenakis nel suo Metastasis, si
rivolsero al calcolo probabilistico e
statistico, fino a tentare esperimenti
di composizione assistita da
calcolatore.
Alcuni compositori hanno addirittura
pensato di affidarsi integralmente al
caso, come in Cage, che ha composto un
brano basandosi sulle imperfezioni di
un foglio musicale: molti hanno
lasciato all'esecutore la libertà
nell'ordine dell'esecuzione dei brani.
Va citata infine una tecnica recente,
quella della process music: in
essa vengono usate piccole frasi
musicali, ripetute secondo le
istruzioni del compositore (processo),
così da interagire in maniere diverse
e creare un effetto quasi ipnotico:
questo processo dà facilmente delle
complesse soluzioni ritmiche,
difficili da ottenere con metodi
tradizionali: ne sono un esempio le
composizioni In C (1964) e Drumming
(1961), scritte dagli americani Terry
Riley (1935) e Steve Reich (1936).
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| Romano
Prrrrodi Ecce Homo Di
cosa si occupa, nello specifico, NOMISMA? Della
“potentia
coeundi” dei somari somali e delle velocità
medie di cammelli e ovini nel deserto (incarichi
del Ministero degli Esteri, Dipartimento
per la Cooperazione). E qui, il Professore dà
il meglio di sé. Cinquemilacinquecento pagine di
rapporto (39 volumi) che, a detta di coloro che li
hanno letti, costituiscono una pietra miliare
nella storia dell’analisi economica. Costo del
lavoro di NOMISMA nemmeno esagerato, appena 9,7
miliardi di lire. Tra i principali risultati
prodotti dallo studio, occorre ricordare le seguenti
chicche: |
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