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ROMA — Un tempo Roberto Calderoli tirava su
uno dei suoi maialini migliori, gli metteva un
guinzaglio e si faceva una passeggiatina nella
melma di Lodi, per infettare la terra con l'urina.
Ora il suino scaccia-Islam è stato fatto a fette,
ridotto a salame e archiviato al capitolo
folclore, paragrafo «pig day». Perché da quando
è al governo, la Lega — Calderoli compreso —
ha deciso di mettere da parte le provocazioni e
fare sul serio. L'obiettivo non è cambiato:
frenare l'«invasione» dell'Islam e impedire,
come disse Roberto Castelli, «che la nostra
bandiera sia sostituita dalla Mezzaluna islamica».
Ma il campo di
battaglia si è spostato in Parlamento,
dove il capogruppo alla Camera Roberto Cota la
prossima settimana depositerà una proposta di
legge che prevede regole ferree per la costruzione
di nuove moschee. «Non vogliamo — spiega —
che continui così, che nasca una moschea ogni
quattro ore». Il capogruppo leghista è
preoccupato: «Prima avevamo a che fare con i
musulmani, ora con l'Islam». Cioè con una
comunità che «non distingue politica, religiosa
e culturale ed è inconciliabile con il nostro
sistema giuridico. Gli imam sono l'equivalente per
noi del vescovo, del sindaco e del preside di una
scuola».
In moschea si
prega. «Sbagliato, per quello ci sono le
musalla, luoghi qualunque adibiti a quello scopo.
Le moschee sono un centro politico e simbolico e
spesso sono anche militare. L'Islam, del resto, da
secoli è in antitesi e in guerra con l'Occidente».
Rileggasi Lepanto che, nella mitologia leghista,
segna la sconfitta degli «sgozzatori di pecore».
Di qui la necessità, per i leghisti, di
ricondurre l'Islam nell'alveo della legge. Il
presupposto per il doppio regime è che i
musulmani non hanno mai firmato intese con lo
Stato. A valutare il via libera per le moschee
saranno le Regioni. «Vogliamo bilanci trasparenti
— spiega Cota — niente fondi dall'estero,
magari da terroristi».
Contributi
statali? «Neppure un euro». Lo statuto
dei proponenti dovrà riconoscere la laicità
dello Stato e la famiglia monogamica. «Famiglia
in arabo si traduce con harem — ricorda Cota —
La poligamia è reato: esigiamo il rispetto della
donna». La Regione valuterà dimensioni e impatto
delle moschee. Niente minareti, niente muezzin che
spezzano il silenzio con gli altoparlanti. E
niente moschee a meno di un chilometro da una
chiesa. L'ultimo sì sarà dei cittadini:
obbligatorio un referendum. Una volta ottenuto il
sospirato via libera, le regole di comportamento
saranno rigidissime. A cominciare dagli imam:
dovranno essere registrati in un albo e parlare in
italiano. «Vogliamo sapere capire cosa dicono, se
inneggiano alla lotta santa». Vietati commerci
— «per evitare i suk» — e attività di
istruzione (quello che nelle Chiese è il
catechismo): «Niente madrasse, niente scuole
islamiche». Sosteneva Andrea Gibelli: «l'Islam
moderato non esiste: è solo il paravento al
terrorismo». Bossi ha avvertito per tempo del
pericolo «Eurabia»: «Stiamo attenti, questi
vogliono impiantare in Padania vere e proprie
colonie musulmane». Mario Borghezio è in prima
fila: a settembre sarà a Colonia, al convegno
contro l'islamizzazione, al fianco di Le Pen.
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