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11 settembre 2008
Speriamo.
Incrociamo le dita. Speriamo che vada tutto
bene, che la Terra non scompaia, che il timore
nutrito da una parte degli scienziati, secondo
cui i buchi neri creati dall’acceleratore di
particelle del Cern potrebbero inghiottirci,
si riveli ingiustificato. Questi dottoroni che
scherzano col fuoco manco fossero Giucas
Casella, quando lo dico io!, quando lo dico
io!, andrebbero presi a sculacciate. Mica
possono rischiare di far scomparire tutto
quanto. E dove siamo? D’altra parte dovevamo
aspettarcelo. Se comincia Eugenio Scalfari,
magicabula, bipitibula, bipitibapitibù, a far
sparire l’opinione pubblica, va da sé che
su a Ginevra si eccitano.
di Andrea Marcenaro
10 settembre 2008
Prendere un fascio di giornali, sorbirsi un
caffè, leggere (superficialmente) un po’ di
tutto, opinioni varie, ascoltare un tipo al
bar mentre dice a un altro che il presidente
della Repubblica è uno stronzo, ascoltare
l’altro che gli risponde che lo stronzo è
il presidente del Consiglio, semmai, avere
conferma dai giornali che un sindacato sta di
qua, l’altro sindacato di là, alcuni
comitati di base contro qua e contro là,
passeggiare un momento, buttare l’occhio su
un manifesto che annuncia la grande
manifestazione dell’opposizione per ottobre,
accendere Internet, vedere quel mare di blog,
di sinistra, di destra, qualunquisti, di
centro, di musica, di letteratura, di
pettegolezzi, pro-immigrati, anti-immigrati,
scegliere il telegiornale preferito tra la
decina che ce ne sono, litigate furibonde su
tutto e sul niente, su Lippi, Ozpetek, sul
Papa che è invadente, no che non è
invadente, sì, te l’assicuro io che è
insopportabilmente invadente, mandare a quel
paese i carabinieri, pigliare per i fondelli
il ministro della Difesa, quello degli Esteri,
posteggiare in doppia fila, in tripla fila,
andare a caccia, al ristorante vegetariano, al
corso di yoga. Bè, se stiamo precipitando nel
fascismo, come giurano alcune persone che
sanno di storia, mica male, ‘sto fascismo.
di Andrea Marcenaro
9 settembre 2008
L’8 settembre succede dunque questo. Che
il segretario del Partito democratico ed ex
sindaco di Roma, Walter Veltroni, si dimette
dal comitato per il museo della Shoah in segno
di protesta contro le affermazioni del sindaco
Alemanno sul fascismo. Che Arturo Parisi,
sentendosi tale e quale a Trotzkij, teme
fortemente l’arrivo di una picconata da
parte dei veltroniani. Che Bossi promette di
cacciare la Gelmini, e lei gli risponde che
lui è in confusione mentale. Che la signora
Maria Angela Carissimi confida al Corriere
come, da Montecchio, vada dal dentista in
Ungheria. Che il ministro italiano Tremonti
respinge l’accusa di stare dalla parte della
Russia. Che il centrosinistra ombra continua a
insistere su quanto meglio fosse vendere
Alitalia alla Francia. Che il presidente del
Consiglio italiano si affida alla Madonna di
Bonaria perché si sente soprattutto sardo.
Mentre quello della Repubblica insiste a
lanciare appelli nel nome del patriottismo.
Ecco. Mentre tutto questo sta succedendo, pare
di ricordare che la parola d’ordine dell’8
settembre fosse “tutti a casa”. A casa,
non al bar.
di Andrea Marcenaro
7 settembre 2008
E’ apparso un po’ spietato. Bravo, ma
un tantino spietato, Vittorio Zucconi, nelle
sue cronache americane su Repubblica. Perché
non c’è dubbio. Non c’è dubbio che
questi repubblicani siano un po’ troppo
profondi, non nel senso del pensiero, ci
mancherebbe altro, in quello dell’America
profonda, bazzicano le stalle, i rodeo, non
sanno comportarsi a tavola, indossano sempre
il loro cappello da vaccari, agitano quella
cacchio di bandierina, credono in Dio e
insomma, sono infinitamente meno urbani dei
democratici metropolitani che bazzicano il
Tribeca film festival. Ha ragione, Zucconi, il
quale essendo di Bastiglia (Modena, tremila
anime, 170 stalle) conosce bene la strada
dell’emancipazione. Ha ragione anche quando
mette i guanti prima di parlare di Sarah
“Barracuda” Palin, “la piccola donna
cristianissima, la signora bianca venuta dal
nulla, con la gonna attillata, i tacchi a
spillo e l’acconciatura stile famiglia
Simpson”. Ma è sembrato spietato quando ha
scritto del “suo dolce neonato down usato
sfacciatamente come ‘prop’, come attrezzo
di scena”. Elegante, ma spietato. Ci pensi
un po’. Una signora à la page, come lui la
vorrebbe, magari si presentava sul palco delle
presidenziali con la tazza del cesso in
braccio e dentro un feto morto.
di Andrea Marcenaro
6 settembre 2008
Comunicato numero uno. Altro che morta.
Cippirimerlo. Lista pazza colpisce ancora.
Scovata candidata in Alaska perennemente
incinta. Incinta lei, incinta la figlia,
incinta tra poco la nipote, la sorella della
nipote, le zie, le cugine, incinte tutte.
Chiamasi Palin. Probabilità di successo non
trascurabili. Perduta Italia. Conquistasi
forse Usa? Questo vedrassi. Come a Osservatore
Romano, intanto, accesasi anche a noi lucetta.
Se vincesi, avvisasi due cose. Prima cosa.
Promessa a Foglio, da candidata, gestione gara
d’appalto nuove mense Casa Bianca,
Pentagono, Cia e hotel Las Vegas. Seconda
cosa. Compagnia delle Opere stavolta non
fregaci.
di Andrea Marcenaro
4 settembre 2008
Quando state in pace con voi stessi perché
lei non ha niente da dire, avendo dato voi una
mano in casa, e il vostro personale Brunetta
nemmeno, perché non soltanto siete stati
presenti al lavoro, e puntuali, ma avete
perfino suggerito qualcosa di positivo. Quando
un senso di meritata tranquillità vi pervade
visto che, inflazione o no, due soldini da
parte li avete messi, due amici vi restano, e
la vostra squadretta del cuore in fin dei
conti ha pareggiato. In quel rarissimo minuto
durante il quale la percezione di una serena
quiete vi avvolge, e ve la godete,
avvertendola come giustificata dal fatto che
non siete più cattivi di altri, perché con
mille miserie avete vissuto, certo, eppure
anche con quattro generosità. E qualche
invidia, ma niente di grave. Quando vi sentite
finalmente calmi, rilassati, placidi, sereni
con voi stessi, flemmatici e distesi, ecco lì
che vi viene da pensare come Giovanna Melandri,
probabilmente, stia riflettendo su qualche
nuova idea.
di Andrea Marcenaro
3 settembre 2008
Chiarito che ci sentiamo schierati con
tutte le nostre forze dalla parte di Carlo
Ripa di Meana nella difesa del Pincio.
Chiarito che il Pincio e Villa Borghese non
vanno sfiorati nemmeno con un fiore. Chiarito
che cancellare il disegno di Valadier per
vendere settecento posti auto, e ricoprire il
tutto, fa orrore anche a noi. E che già il
parking del galoppatoio è come un’ombra
sotterranea che oscura la superficie,
figuriamoci il resto. Chiarito che non sarebbe
accettabile se il Pincio e Villa Borghese
finissero nel caos, con un cantiere nel cuore
per i prossimi cinque o sei anni. Chiarito
questo e quello, soltanto una preoccupazione
minore. Avendo letto nel mese d’agosto la
formidabile intervista di Camillo Langone a
Ripa di Meana. Avendo invidiato la carica di
bellezza, di seduzione e di continuo erotismo
che promanava dalle esperienze
dell’intervistato. Non sarà che tutta
questa campagna sul Valadier si esaurisce poi
col signor conte che conclude, come al solito:
“Vabbé, fammi un po’ ‘n Pincio?”.
di Andrea Marcenaro
1 settembre 2008
Chiarito che ci sentiamo schierati con
tutte le nostre forze dalla parte di Carlo
Ripa di Meana nella difesa del Pincio.
Chiarito che il Pincio e Villa Borghese non
vanno sfiorati nemmeno con un fiore. Chiarito
che cancellare il disegno di Valadier per
vendere settecento posti auto, e ricoprire il
tutto, fa orrore anche a noi. E che già il
parking del galoppatoio è come un’ombra
sotterranea che oscura la superficie,
figuriamoci il resto. Chiarito che non sarebbe
accettabile se il Pincio e Villa Borghese
finissero nel caos, con un cantiere nel cuore
per i prossimi cinque o sei anni. Chiarito
questo e quello, soltanto una preoccupazione
minore. Avendo letto nel mese d’agosto la
formidabile intervista di Camillo Langone a
Ripa di Meana. Avendo invidiato la carica di
bellezza, di seduzione e di continuo erotismo
che promanava dalle esperienze
dell’intervistato. Non sarà che tutta
questa campagna sul Valadier si esaurisce poi
col signor conte che conclude, come al solito:
“Vabbé, fammi un po’ ‘n Pincio?”.
di Andrea Marcenaro
27 agosto 2008
Grande Daniela Santanchè. Grande
combattente, grande coraggiosa, grande quando
conciona, quando dice le parolacce, quando
s'infuria per le donne, quando non le liscia
per il verso del pelo, quando non si vergogna
dei suoi tacchi alti, del lifting, delle calze
a rete. Grande quando insiste a frequentare la
camerata Ferrari nonostante quel tipetto di
suocero che si ritrova, grande Santanchè
praticamente sempre. Quando difende la sua
destra, quando promette nel nome della destra,
quando s'infiamma nel nominare la destra,
quando prevede un futuro per la destra, si
espone da destra, si bea completamente della
destra. Grande Santanchè quando abbandona
Fini per Storace, quindi abbandona l'Amor
nostro che l'ha tradita, poi lascia per strada
anche Storace, ma non senza voltar la schiena
al suo Briatore. Viva la Santanchè che ha
inventato lo slogan: boia chi non molla.
di Andrea Marcenaro
10 agosto 2008
Vince sempre Lui, ma chissenefrega. Sono
quasi vent’anni che Umberto Eco non riesce a
capire il perché, e Ilvo Diamanti come Eco, e
Serra come Eco, e Sartori come Eco, e D’Alema,
o Vauro, o Camilleri, e in buona sintesi
nessuno, tra i cervelloni di sinistra, si
capacita del perché dell’Amor nostro. Ora.
Dite voi. Siamo tutti in vacanza. Tutti
distratti e sotto l’ombrellone. Ma Lui? Alla
vigilia della partenza per una delle sue
ville, Lui fa sapere al ministro Gelmini che
è giovane e bella. E al popolo italiano, le
seguenti cose. Che l’insalata è troppo
cara, il pane costa il doppio, la pasta pure e
dovrebbe calare la benzina. Attenzione.
Arrivato a discutere il caffè, l’Amor
nostro ha detto questo: “Lo prenderei con Di
Pietro”. Ebbene. Quel belinone di Umberto
Eco s’indignerà all’idea. L’Invicibile,
invece, stava pensando a Gaspare Pisciotta
senza manco consultarsi con Dell’Utri.
di Andrea Marcenaro
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Romano
Prrrrodi Ecce Homo Di
cosa si occupa, nello specifico, NOMISMA? Della
“potentia
coeundi” dei somari somali e delle velocità
medie di cammelli e ovini nel deserto (incarichi
del Ministero degli Esteri, Dipartimento
per la Cooperazione). E qui, il Professore dà
il meglio di sé. Cinquemilacinquecento pagine di
rapporto (39 volumi) che, a detta di coloro che li
hanno letti, costituiscono una pietra miliare
nella storia dell’analisi economica. Costo del
lavoro di NOMISMA nemmeno esagerato, appena 9,7
miliardi di lire. Tra i principali risultati
prodotti dallo studio, occorre ricordare le seguenti
chicche:
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Trame delle più belle Opere liriche - Un sito interamente dedicato alla musica: Lirica, classica, leggera, jazz,
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